AI ed Employee Experience: rischi, opportunità, leve

L’AI è uno strumento, non una soluzione automatica ai problemi delle aziende. Se adottata con consapevolezza, può migliorare l’Employee Experience rendendo il lavoro più personalizzato, più produttivo e meno frustrante.
Ma se implementata senza una strategia chiara, può generare disconnessione, diffidenza e nuove forme di alienazione.
 

25 Marzo 2025 5 min.

L’intelligenza artificiale generativa sta influenzando profondamente non solo i processi aziendali, ma anche l’esperienza quotidiana dei dipendenti.

Mentre molte orgaizzazioni si concentrano sugli impatti tecnologici, rincorrendo I tool più innovativi, come sempre la vera sfida riguarda le persone.

Molte aziende stanno investendo in AI per automatizzare processi, personalizzare la formazione e migliorare il supporto ai dipendenti. Tuttavia, senza un piano strategico che coinvolga sia la tecnologia che la cultura aziendale, si rischia di creare più difficoltà che benefici.

Come possiamo introdurre l’AI senza creare resistenze? Come garantire che migliori la vita lavorativa, invece di renderla più fredda e impersonale?

L’AI può essere uno strumento straordinario per migliorare l’Employee Experience, ma solo se la sua introduzione è accompagnata da un processo di cambiamento ben gestito.

Ma partiamo dall’inizio: in quali ambiti dell’EX l’AI può fare davvero la differenza?

L’Employee Experience è un percorso che inizia ben prima dell’assunzione e continua anche dopo che un dipendente lascia l’azienda. L’intelligenza artificiale può migliorare ogni fase di questo ciclo, rendendo i processi più personalizzati, inclusivi ed efficienti, senza perdere il valore umano.

Facciamo qualche esempio, considerando le fasi principali dell’esperienza:

L’Employee Experience nel framework di OK
Fonte: OpenKnowledge

L’Employee Experience nel framework di OK
Fonte: OpenKnowledge

Attraction & Employer Branding: l’AI può aiutare le aziende ad attrarre i talenti giusti attraverso strumenti avanzati di analisi delle competenze e personalizzazione delle offerte di lavoro. Ad esempio, può analizzare i trend di mercato per suggerire i benefit più attraenti per specifiche categorie di candidati o creare contenuti personalizzati per rafforzare la percezione del brand aziendale.

Recruiting: gli algoritmi AI possono selezionare più rapidamente i candidati, valutando non solo parole chiave nei CV, ma anche esperienze, soft skills e potenziale di crescita. Alcuni strumenti avanzati di analisi video possono persino rilevare segnali di motivazione e allineamento culturale durante i colloqui virtuali, aiutando i recruiter a prendere decisioni più informate. Tuttavia, è fondamentale monitorare e correggere eventuali bias nei modelli AI per evitare discriminazioni involontarie.

Onboarding: i primi giorni in azienda possono essere un’esperienza disorientante. Qui l’AI può semplificare l’ingresso dei nuovi dipendenti per esempio con virtual assistant che rispondono in tempo reale a domande su policy aziendali, strumenti di lavoro e team di riferimento. Inoltre, l’AI può personalizzare il percorso di onboarding, suggerendo materiali e attività specifiche per il ruolo e le competenze del nuovo assunto.

Assessment: le valutazioni delle competenze e delle performance non possono più basarsi su parametri statici e rigidi. L’AI permette di analizzare dati reali sulle attività dei dipendenti, identificando pattern di lavoro e suggerendo feedback personalizzati. Questo consente di rendere le valutazioni più oggettive e di offrire ai manager insight dettagliati per lo sviluppo dei talenti.

Engagement: uno dei rischi maggiori con l’adozione di nuove tecnologie è l’aumento del distacco tra dipendenti e azienda. Qui l’AI può diventare un alleato, analizzando il sentiment aziendale in tempo reale tramite sondaggi intelligenti e analisi di dati conversazionali. Se un team mostra segnali di stress o calo di engagement, l’azienda può intervenire prima che il problema diventi critico.

Learning & Development: l’AI sta rivoluzionando il modo in cui le persone apprendono, grazie a sistemi di formazione adattiva che personalizzano i percorsi in base al profilo del dipendente. Oggi, invece di corsi uguali per tutti, è possibile ricevere suggerimenti basati sulle competenze da sviluppare e sulle sfide del proprio ruolo. Questo aumenta la motivazione e migliora l’acquisizione di nuove skill in modo più efficace.

Exit & Sharing: l’AI può facilitare il knowledge transfer, così come, anche quando un dipendente lascia l’azienda, abilitare un offboarding intelligente, raccogliendo feedback strutturati per capire le ragioni dietro l’uscita e migliorare il clima organizzativo. Inoltre, può aiutare le aziende a mantenere attive le connessioni con gli ex-dipendenti, supportando la creazione di community alumni in cui condividere opportunità, aggiornamenti e progetti di collaborazione futura.

Ma l’AI migliorerà davvero il lavoro? Come sempre, questione di scelte.

L’AI è uno strumento, non una soluzione automatica ai problemi delle aziende. Se adottata con consapevolezza, può migliorare l’Employee Experience rendendo il lavoro più personalizzato, più produttivo e meno frustrante.

Ma se implementata senza una strategia chiara, può generare disconnessione, diffidenza e nuove forme di alienazione.

Per evitare questi rischi, serve un’azione congiunta di CHRO e CIO, capace di combinare innovazione tecnologica e attenzione alle persone.

L’adozione dell’AI nelle aziende non è solo una questione di IT, né può essere lasciata esclusivamente all’HR. La trasformazione richiede una collaborazione diretta tra CIO e CHRO, perché riguarda sia l’adozione tecnologica che l’impatto sulle persone, due aree che oggi non possono più operare in silos.

Perché la tecnologia funzioni, deve essere accettata e compresa dalle persone. Perché l’Employee Experience migliori, la tecnologia deve essere progettata per supportare il lavoro, non solo per ottimizzare costi e processi.

Quali sono, quindi, i passaggi chiave per un’adozione efficace dell’AI in azienda

1

Definire una strategia condivisa AI + Employee Experience
CIO e CHRO devono lavorare insieme per identificare i problemi reali che l’AI può risolvere per migliorare il lavoro quotidiano delle persone. Nei programmi di cambiamento culturale e di adoption, riveste un ruolo chiave proprio la fase di envisioning, che consente di immaginare, sotto diverse lenti di osservazione, il cambiamento e il futuro desiderato, permettendo la costruzione di una roadmap strategica.

2

Coinvolgere i dipendenti fin dall’inizio
Uno degli errori più comuni è introdurre strumenti di AI senza spiegare chiaramente le ragioni dietro il cambiamento. I dipendenti devono percepire l’AI come un alleato, non come un sistema di controllo o una minaccia. Per questo è fondamentale coinvolgerli in workshop di co-design, momenti di confronto con il leadership team, test pilota con gruppi di champion ed early adopters.

3

Garantire un’adeguata formazione
Il cambiamento genera sempre resistenza se non viene compreso, e se ai dipendenti non viene data la possibilità di acquisire le skill necessarie a gestirlo. Corsi di formazione dedicati, bootcamp, manuali, playbook, sono tra gli ingredienti essenziali di un programma di adoption di successo.

4

Governare i dati e prevenire bias
Se un algoritmo AI viene addestrato su dati storici pieni di pregiudizi, ripeterà quegli stessi errori. CHRO e CIO devono assicurarsi che i modelli siano trasparenti, etici e non discriminatori , specialmente in processi HR come selezione e valutazione delle performance.

5

Bilanciare AI e interazione umana
Automatizzare tutto non è sempre la soluzione migliore. Un chatbot AI può rispondere a domande sui benefit aziendali, ma un dipendente in difficoltà emotiva ha bisogno di un confronto umano. Capire dove la tecnologia può aiutare e dove invece deve intervenire l’uomo è una scelta strategica fondamentale.

6

Formare e coinvolgere il top management
Il primo passo per un’adozione efficace è formare il management affinché sappia interpretare e integrare l’AI nei processi aziendali senza perdere il controllo.

7

Monitorare. Analizzare. Ripetere.
l’introduzione di nuove tecnologie, nuove esperienze, nuovi modi di lavorare, implica sempre una sperimentazione. Fondamentale definire i KPI rilevanti e analizzare in modo costante gli impatti dell’adozione ed essere in grado di modificare la rotta in tempo reale.

Quali aziende riusciranno a trasformare davvero il lavoro con l’AI?
Come possiamo garantire un’adozione che migliori la Employee Experience senza effetti collaterali negativi?

Ne parliamo il 27 marzo al GenAI Bootcamp organizzato in collaborazione con WorkDay e Leonardo, con un intervento su “Il lato umano della GenAI”. Un’opportunità per confrontarsi su come governare il cambiamento e costruire un futuro del lavoro che sia davvero sostenibile per le persone.

Autrice

Ginevra Fidora

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *