Big Data al lavoro

9 settembre 2015

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Le analytics, col tempo, sono diventate una costante della quotidianità delle aziende, rendendo possibile la raccolta di dati relativi alla struttura e ai processi di una specifica organizzazione con l’obiettivo di visualizzarne, mapparne ed elaborarne le dinamiche gerarchiche. Tuttavia, oggi i Big Data possono aprire a nuove opportunità di analisi, poiché possono fornire informazioni in merito agli aspetti non gerarchici della comunicazione aziendale, dei processi di interazione e del flusso di lavoro.

Al giorno d’oggi, la raccolta di nuovi dati e la disponibilità di strumenti computazionali permettono di potenziare l’abilità dei business analysts di mettere in correlazione informazioni aventi diversa origine, nonché differenti tipologie di dataset originati da molteplici piattaforme e contesti. Come ho scritto nella postfazione di “Fisica Sociale” (UBE Università Bocconi Editore, traduzione italiana di “Social Phisycs” scritto da da Alex Pentland, 2015), è sempre più importante riuscire a raccogliere dati che facciano riferimento all’aspetto più informale delle organizzazioni. Infatti, se si considera la necessità per il change management di ottenere informazioni sia in merito alle gerarchie che animano un’organizzazione che relativamente ai network in cui essa è inserita, sembra essere sempre più importante riuscire a reperire dati circa il funzionamento di network informali, delle dinamiche che li caratterizzano e riguardo le possibili resistenze o vantaggi verso la strategia di change management in atto. Nei diversi processi di trasformazione organizzativa che stiamo strutturando e implementando è risultata chiara fin da subito la necessità di considerare e mappare questo “dual operating system” in modo da determinare un aumento delle possibilità di successo del processo di cambiamento proposto.

Kotter, nel suo libro “Accelerate”, rispetto a questo “dual operating system” ha scritto: “In a truly reliable, efficient, agile, and fast enterprise, the network meshes with the more traditional structure; it is not some sort of “super task force” that reports to some level in the hierarchy. It is seamlessly connected to and coordinated with the hierarchy in a number of ways, chiefly through the people who populate both systems. Still, the organization’s top management plays a crucial role in starting and maintaining the network. The C-suite or executive committee must launch it, explicitly bless it, support it, and ensure that it and the hierarchy stay aligned. The hierarchy’s leadership team must serve as role models for their subordinates in interacting with the network. I have found that none of this requires much C-suite time. But these actions by senior executives clearly signal that the network is not in any way a rogue operation. It is not an informal organization. It is not just a small engagement exercise which makes those who participate feel good. It is part of a system designed for competing and winning”.

In uno studio condotto di recente da Laurence Lock Lee, partner di OpenKnowldge, il “dual operation system” di un’azienda è stato pensato e analizzato per poter raggiungere una maggiore conoscenza dei meccanismi che guidano e caratterizzano l’organizzazione. Laurence ha affermato: “Recently we studied the interaction habits of a mid-sized specialist consulting firm with over 700 staff spread between offices in each of the major Australian cities and several others throughout Asia and the UK. As well as surveying them to identify the people that they had met face to face with over the preceding month, we also analysed the connection patterns contained within their Email (Outlook), instant messaging (Lync) and Social networking (Yammer), and their timesheet records on client project tasks that they shared with each other. We were therefore able to build a very rich picture of how this organisation collaborates over both business/geographic, as well as core discipline lines”. All’interno del suo studio, Laurence ha dimostrato come i canali tradizionali rinforzino il business “as is”, scoraggiando il “business as unusual”.

Se siete interessati al tema dell’utilizzo dei big data in contesti organizzativi e di network, trovate l’articolo completo a questo link: http://blog.optimice.com.au/?p=552